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Nutrizione clinica

Tiroidite di Hashimoto: il ruolo della dieta

DG

Dott. Daniele Gabrovec

Biologo Nutrizionista

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E'# Tiroidite di Hashimoto: il ruolo della dieta

La tiroidite di Hashimoto è la causa più comune di ipotiroidismo nei paesi industrializzati e colpisce fino al 5% della popolazione generale, con una prevalenza nettamente maggiore nelle donne (rapporto 10:1 rispetto agli uomini). Si tratta di una patologia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca progressivamente il tessuto tiroideo, portando a una graduale riduzione della funzione ghiandolare.

Come biologo nutrizionista, ricevo sempre più frequentemente pazienti con diagnosi di Hashimoto che mi chiedono: "Cosa devo mangiare? Devo eliminare il glutine? Lo iodio fa bene o male?". Le risposte non sono semplici, ma la scienza ci offre indicazioni sempre più chiare.

La fisiopatologia: perché la nutrizione conta

La tiroidite di Hashimoto è caratterizzata da un'infiltrazione linfocitaria della ghiandola tiroidea con produzione di autoanticorpi (anti-TPO e anti-tireoglobulina). La distruzione progressiva del tessuto tiroideo porta a ipotiroidismo, che si manifesta con stanchezza, aumento di peso, intolleranza al freddo, stipsi, pelle secca e alterazioni dell'umore.

Ma perché la dieta è rilevante in una malattia autoimmune? Per almeno tre ragioni fondamentali:

1. Micronutrienti essenziali: la tiroide necessita di specifici nutrienti (selenio, zinco, iodio, ferro, vitamina D) per funzionare correttamente e per la conversione degli ormoni tiroidei.
2. Modulazione immunitaria: l'alimentazione può influenzare lo stato infiammatorio e la funzione del sistema immunitario.
3. Permeabilità intestinale: esiste un legame sempre più documentato tra salute intestinale, permeabilità della barriera mucosale e autoimmunità.

Il selenio: l'evidenza più solida

Se c'è un nutriente con evidenze robuste nella tiroidite di Hashimoto, è il selenio. La tiroide è l'organo con la più alta concentrazione di selenio per grammo di tessuto nel corpo umano, e questo non è casuale.

Il selenio è cofattore essenziale delle selenoproteine, tra cui:

  • Glutatione perossidasi (GPx): protezione antiossidante del tessuto tiroideo dal danno da H₂O₂ prodotto durante la sintesi degli ormoni

  • Tioredossina reduttasi: difesa antiossidante intracellulare

  • Deiodinasi di tipo 1, 2 e 3: enzimi responsabili della conversione di T4 in T3 (la forma attiva)


Una meta-analisi di Fan et al. (2014, PMID: 25274620) ha dimostrato che la supplementazione con selenio (tipicamente 200 mcg/die come selenometionina) porta a una riduzione significativa dei livelli di anti-TPO nei pazienti con Hashimoto. L'effetto è più marcato nei soggetti con carenza di selenio di base.

Fonti alimentari di selenio:

  • Noci del Brasile (1-2 noci al giorno coprono il fabbisogno)

  • Pesce e frutti di mare

  • Carne e uova

  • Cereali integrali (il contenuto dipende dal selenio nel suolo)


Un avvertimento importante

Il selenio ha una finestra terapeutica stretta: l'eccesso può essere tossico. Non consiglio mai supplementazioni superiori a 200 mcg/die senza monitoraggio dei livelli ematici, e preferisco sempre partire dall'ottimizzazione delle fonti alimentari.

Zinco: il minerale spesso dimenticato

Lo zinco è un altro micronutriente critico per la funzione tiroidea. È necessario per:

  • La sintesi del TSH a livello ipofisario
  • La conversione di T4 in T3
  • Il legame degli ormoni tiroidei ai recettori nucleari
  • La modulazione della risposta immunitaria
La carenza di zinco è sorprendentemente comune, specialmente nelle donne, nei vegetariani e in chi segue diete restrittive. Uno studio di Ertek et al. (2010, PMID: 20883174) ha mostrato che la supplementazione di zinco migliora i livelli di T3, T4 e la funzione tiroidea complessiva nei soggetti carenti.

Fonti alimentari di zinco:

  • Ostriche (la fonte più ricca in assoluto)

  • Carne rossa e pollame

  • Semi di zucca

  • Legumi (anche se con biodisponibilità inferiore per la presenza di fitati)

  • Cacao amaro


Il dibattito sul glutine

La relazione tra glutine e tiroidite di Hashimoto è uno degli argomenti più controversi e polarizzanti. Facciamo chiarezza.

Cosa sappiamo con certezza

Esiste una correlazione epidemiologica tra celiachia e tiroidite di Hashimoto: la prevalenza di celiachia nei pazienti con Hashimoto è significativamente superiore rispetto alla popolazione generale. Questo ha portato molti a suggerire che tutti i pazienti con Hashimoto dovrebbero eliminare il glutine.

Cosa dice realmente la scienza

La realtà è più sfumata. Krysiak et al. (2019, PMID: 30060266) hanno condotto uno studio su donne con Hashimoto senza celiachia che hanno seguito una dieta senza glutine per 6 mesi. I risultati hanno mostrato una riduzione dei livelli di anti-TPO e anti-tireoglobulina. Tuttavia, lo studio aveva importanti limitazioni metodologiche.

Il mio approccio

Nella mia pratica clinica, adotto un approccio pragmatico:

1. Screening per celiachia: tutti i pazienti con Hashimoto dovrebbero essere testati per la celiachia (anti-tTG IgA, IgA totali). Se positivo, la dieta senza glutine è obbligatoria.
2. Sensibilità al glutine non celiaca: in assenza di celiachia, propongo un trial di eliminazione di 8-12 settimane con reintroduzione controllata per valutare la risposta individuale.
3. Nessun dogma: non tutti i pazienti con Hashimoto traggono beneficio dall'eliminazione del glutine. La risposta è individuale e deve essere valutata caso per caso.

Lo iodio: il nutriente più delicato

La relazione tra iodio e Hashimoto è particolarmente complessa. Lo iodio è essenziale per la sintesi degli ormoni tiroidei, ma un eccesso può paradossalmente peggiorare l'autoimmunità tiroidea.

Il meccanismo è il seguente: durante la sintesi degli ormoni tiroidei, la TPO (tireoperossidasi) utilizza lo iodio in una reazione che produce perossido di idrogeno (H₂O₂). Un eccesso di iodio aumenta la produzione di H₂O₂ e, in un contesto di carenza di selenio, questo stress ossidativo può danneggiare il tessuto tiroideo e stimolare la risposta autoimmune.

Raccomandazioni pratiche:

  • Non eliminare lo iodio dalla dieta (è essenziale)

  • Non eccedere con supplementazioni di iodio senza indicazione medica

  • Il sale iodato in cucina è generalmente sicuro e sufficiente

  • Evitare dosi farmacologiche di iodio (come quelle presenti in alcuni integratori per "supporto tiroideo")


La dieta di eliminazione: quando e come

Oltre al glutine, alcuni pazienti con Hashimoto possono beneficiare dell'eliminazione temporanea di altri alimenti potenzialmente pro-infiammatori. Il protocollo autoimmune (AIP) è un approccio che prevede l'eliminazione temporanea di:

  • Glutine e cereali
  • Latticini
  • Legumi
  • Solanacee (pomodori, peperoni, melanzane, patate)
  • Uova
  • Noci e semi
  • Alcol e caffè
Dopo 4-8 settimane di eliminazione, gli alimenti vengono reintrodotti uno alla volta per identificare eventuali trigger individuali.

Devo essere onesto: le evidenze scientifiche sul protocollo AIP nella Hashimoto sono ancora preliminari (Abbott et al., 2019, PMID: 31275780). Tuttavia, nella mia esperienza clinica, un approccio di eliminazione mirato (non necessariamente l'intero protocollo AIP) può essere utile per identificare alimenti che peggiorano i sintomi in specifici pazienti.

Vitamina D e autoimmunità

La carenza di vitamina D è estremamente comune nei pazienti con tiroidite di Hashimoto. Studi osservazionali hanno mostrato una correlazione inversa tra livelli di vitamina D e titolo anticorpale. La supplementazione per raggiungere livelli ematici ottimali (40-60 ng/mL) è generalmente raccomandata, anche se i trial clinici randomizzati sull'effetto specifico nella Hashimoto sono ancora in corso.

Un approccio integrato

La gestione nutrizionale della tiroidite di Hashimoto non si riduce a un singolo nutriente o a una singola eliminazione. Richiede un approccio integrato che consideri:

  • Lo stato nutrizionale globale (selenio, zinco, ferro, vitamina D, iodio)
  • La salute intestinale (microbiota, permeabilità)
  • Lo stato infiammatorio
  • La composizione corporea e il metabolismo basale
  • Lo stress e il sonno (l'asse dello stress influenza profondamente la funzione tiroidea)
  • Le eventuali intolleranze alimentari individuali
Ogni paziente è un caso a sé, e il piano nutrizionale deve essere costruito sulla base di dati oggettivi — esami del sangue, valutazione della composizione corporea, anamnesi accurata — e non su protocolli generici trovati online.

Bibliografia

1. Fan, Y., et al. (2014). Selenium supplementation for autoimmune thyroiditis: a systematic review and meta-analysis. International Journal of Endocrinology, 2014, 904573. PMID: 25274620
2. Ertek, S., et al. (2010). Relationship between serum zinc levels, thyroid hormones and thyroid volume following successful iodine supplementation. Hormones, 9(3), 263-268. PMID: 20883174
3. Krysiak, R., et al. (2019). The Effect of Gluten-Free Diet on Thyroid Autoimmunity in Drug-Naïve Women with Hashimoto's Thyroiditis: A Pilot Study. Experimental and Clinical Endocrinology & Diabetes, 127(7), 417-422. PMID: 30060266
4. Abbott, R.D., et al. (2019). Efficacy of the Autoimmune Protocol Diet as Part of a Multi-disciplinary, Supported Lifestyle Intervention for Hashimoto's Thyroiditis. Cureus, 11(4), e4556. PMID: 31275780
5. Liontiris, M.I., & Mazokopakis, E.E. (2017). A concise review of Hashimoto thyroiditis (HT) and the importance of iodine, selenium, vitamin D and gluten on the autoimmunity and dietary management of HT patients. Thyroid Research, 10, 6. PMID: 28680589

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DG

Dott. Gabrovec

Nutrizionista Clinico

Biologo Nutrizionista con 3 lauree scientifiche e specializzazione in biochimica ormonale, nutrizione clinica e ricomposizione corporea. Ideatore di MyDiet.

3 Lauree Scientifiche

2 Master Clinici USA

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Disclaimer: Il contenuto di questo articolo ha esclusivamente scopo divulgativo ed informativo. Non costituisce parere medico o nutrizionale sostitutivo.